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Manifestazioni a Roma, Francesco Bucci: «Il diritto a manifestare va garantito, ma sulla violenza serve tolleranza zero. Fondamentale il lavoro di Prefetto e Questore»

Roma affronta un fine settimana particolarmente delicato sul fronte dell’ordine pubblico. Cortei annunciati, mobilitazioni spontanee e il rischio di infiltrazioni violente impongono un dispositivo di sicurezza articolato, capace di coniugare prevenzione, controllo del territorio e rispetto delle libertà costituzionali.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato il rafforzamento dei dispositivi di sicurezza in diverse città italiane, con particolare attenzione alla Capitale, sottolineando che è stato pianificato tutto quanto possibile per prevenire nuovi episodi di violenza.

A Roma la Questura ha predisposto un piano che prevede il monitoraggio delle aree centrali e periferiche, dei collegamenti metropolitani e delle stazioni, con l’impiego coordinato delle forze di polizia, strumenti di osservazione aerea e attività informative sui social network. Su questi temi intervistiamo Francesco Bucci, esperto di sicurezza, per approfondire le strategie necessarie a proteggere Roma, garantire le manifestazioni pacifiche e valorizzare il lavoro delle istituzioni.

Dottor Bucci, Roma vive ore di grande attenzione per le manifestazioni. Qual è la sua valutazione sul piano della sicurezza?
«Roma è una città complessa, non soltanto per la sua estensione territoriale, ma anche per il valore istituzionale, storico e internazionale che rappresenta. La sicurezza della Capitale richiede una capacità di prevenzione particolarmente elevata. Condivido l’impostazione del ministro Piantedosi, che ha richiamato l’importanza di rafforzare i dispositivi e anticipare le situazioni di rischio. Il principio fondamentale deve essere chiaro: il diritto di manifestare è sacrosanto, ma nessuno può utilizzare una manifestazione come occasione per aggredire le forze dell’ordine, danneggiare beni pubblici o privati o mettere in pericolo i cittadini. La sicurezza non si costruisce soltanto intervenendo quando si verificano incidenti. Si costruisce soprattutto impedendo che quegli incidenti possano verificarsi».

Lei richiama spesso la necessità di distinguere tra manifestanti pacifici e soggetti violenti. Perché è così importante?

«Perché una democrazia forte deve saper tutelare il dissenso e, contemporaneamente, contrastare con fermezza ogni comportamento criminale. La stragrande maggioranza delle persone che scende in piazza vuole esprimere un’opinione. Non possiamo permettere che gruppi organizzati o singoli violenti compromettano questo diritto. Occorre un lavoro preventivo di intelligence, analisi delle informazioni e dialogo con gli organizzatori. La risposta dello Stato deve essere ferma, proporzionata e sempre nel rispetto della legge. In questo senso condivido una linea istituzionale che mette al centro la legalità, la responsabilità e la difesa delle nostre istituzioni, principi che considero coerenti anche con l’attenzione del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani alla credibilità e alla sicurezza dell’Italia».

Quali sono, concretamente, gli strumenti di prevenzione più efficaci per una città come Roma?

«La prevenzione moderna si fonda su diversi elementi: conoscenza del territorio, coordinamento operativo, tecnologie e capacità di individuare tempestivamente le criticità. Roma deve poter contare su un sistema integrato nel quale Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale e strutture istituzionali competenti collaborino costantemente. Sono importanti il monitoraggio delle aree sensibili, la gestione dei flussi nelle stazioni e nei nodi della mobilità, l’utilizzo legittimo delle tecnologie di videosorveglianza e il controllo delle informazioni pubblicamente disponibili in rete, nel rispetto della normativa. Un altro elemento fondamentale è la comunicazione preventiva ai cittadini. Informare tempestivamente su percorsi, limitazioni della viabilità e possibili disagi contribuisce a ridurre i rischi e a garantire il normale svolgimento della vita cittadina».

Che giudizio dà del lavoro svolto dal Prefetto e dal Questore di Roma?

«Desidero esprimere un ringraziamento sincero al Prefetto e al Questore di Roma per il lavoro di coordinamento, pianificazione e prevenzione che viene svolto quotidianamente, spesso lontano dai riflettori. Il Prefetto rappresenta un riferimento fondamentale per il raccordo tra le istituzioni e per l’indirizzo generale delle politiche di sicurezza sul territorio. Il Questore svolge un ruolo determinante nella pianificazione tecnico-operativa dei servizi di ordine e sicurezza pubblica. La gestione di una Capitale come Roma richiede esperienza, equilibrio, professionalità e una conoscenza approfondita delle dinamiche territoriali. Voglio ringraziare anche tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che, con grande senso del dovere, garantiscono la sicurezza dei cittadini e degli stessi manifestanti.
Il loro lavoro merita rispetto, riconoscenza e sostegno concreto».

Il piano della Questura prevede anche il monitoraggio delle piattaforme social e l’impiego di droni. Ritiene che questa sia la strada giusta?

«Assolutamente sì, purché ogni strumento venga utilizzato nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
Oggi le dinamiche delle manifestazioni possono cambiare rapidamente, anche attraverso comunicazioni diffuse sui social network. Per questo è indispensabile una capacità di analisi preventiva che permetta di comprendere tempestivamente le situazioni potenzialmente pericolose. L’utilizzo dei droni, il coordinamento delle sale operative e il presidio dei punti strategici rappresentano strumenti importanti per migliorare la conoscenza dello scenario e la tempestività degli interventi. Ma vorrei sottolineare un aspetto: la tecnologia non sostituisce mai l’esperienza degli operatori. La professionalità delle forze dell’ordine resta il principale patrimonio della sicurezza italiana».

Roma può diventare un modello nazionale nella prevenzione e nella gestione della sicurezza urbana?

«Credo che Roma abbia tutte le potenzialità per rappresentare un modello di sicurezza integrata.
Occorre investire sempre di più nella prevenzione territoriale, nella formazione degli operatori, nella collaborazione tra istituzioni e nell’impiego intelligente delle nuove tecnologie. La sicurezza deve essere percepita non soltanto durante le grandi manifestazioni, ma nella quotidianità: nelle stazioni, nelle periferie, nei quartieri, nelle aree commerciali e nei luoghi frequentati da famiglie e turisti. Bisogna inoltre rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Una città sicura è una città nella quale le persone si sentono ascoltate, tutelate e libere».

Qual è il suo messaggio conclusivo per questa giornata particolarmente delicata?

«Il mio primo pensiero va alle donne e agli uomini in divisa che oggi sono impegnati per garantire la sicurezza della Capitale. Rinnovo il mio ringraziamento al Prefetto e al Questore di Roma per l’importante lavoro istituzionale e operativo, così come a tutti coloro che contribuiscono alla gestione dell’ordine pubblico. Credo che la strada indicata dal ministro Piantedosi, fondata su prevenzione, pianificazione e coordinamento, sia fondamentale. Allo stesso modo condivido il richiamo del ministro Tajani al rispetto della legalità e alla condanna di ogni forma di violenza. Roma è la Capitale d’Italia, una città che appartiene a tutti e che deve poter essere vissuta liberamente, anche nelle giornate di maggiore mobilitazione.
La sicurezza non deve essere considerata un limite alla libertà, ma una delle condizioni fondamentali per poterla esercitare. E questo è il principio che, a mio avviso, deve guidare ogni politica seria di prevenzione e tutela dei cittadini».