Roma attraversa una fase particolarmente delicata sul fronte della sicurezza. Gli episodi registrati tra luglio e agosto, dalle operazioni nelle periferie alle criticità nelle aree a maggiore presenza turistica, fino alla complessa vicenda di Spin Time, hanno riportato al centro del dibattito il tema del controllo del territorio e, soprattutto, della capacità delle istituzioni di prevenire e governare situazioni che possono trasformarsi rapidamente in emergenze.
Ma leggere la sicurezza della Capitale attraverso i soli fatti di cronaca sarebbe riduttivo. Roma rappresenta un caso unico nel panorama nazionale: alla sicurezza di una grande metropoli si aggiungono la tutela delle istituzioni repubblicane, la presenza del Vaticano e delle rappresentanze diplomatiche, i grandi eventi, le manifestazioni e milioni di presenze turistiche. Un sistema che richiede quotidianamente uno straordinario lavoro di prevenzione, intelligence, coordinamento e controllo del territorio.
Ne parliamo con Francesco Bucci, esperto di sicurezza, attualmente capo segreteria dell’Assessorato alla Sicurezza di Regione Lazio e Dirigente di Forza Italia Roma, per analizzare quanto accaduto nelle ultime settimane e, soprattutto, comprendere quali siano oggi i punti di forza e le criticità del modello di sicurezza della Capitale.
Bucci, gli episodi di luglio e agosto, da Spin Time alle operazioni nelle periferie, cosa ci dicono sulla sicurezza a Roma?
«Ci dicono innanzitutto che Roma presenta una complessità unica nel panorama nazionale. Alla criminalità tipica di una grande area metropolitana si sommano la tutela delle istituzioni, gli obiettivi sensibili, i grandi eventi, i flussi turistici e una pressione costante sul sistema dell’ordine pubblico. In questo contesto, le operazioni delle ultime settimane dimostrano un’elevata capacità di controllo e intervento delle Forze di polizia. Ma il dato tecnico più interessante è un altro: oggi la sicurezza non può più essere affrontata esclusivamente come risposta al singolo reato. Occorre intervenire sui contesti nei quali illegalità e degrado tendono a consolidarsi».
Quanto è importante il ruolo della Prefettura?
«È centrale. In una città come Roma il tema fondamentale è il coordinamento. Il prefetto Lamberto Giannini sta svolgendo un lavoro particolarmente importante proprio sotto questo profilo, garantendo una regia tra le diverse componenti del sistema di sicurezza. Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale hanno competenze diverse che devono convergere in una strategia comune. I risultati ottenuti dimostrano che questo modello sta funzionando».
Ora arriveranno anche 377 nuovi agenti alla Questura di Roma. Quanto incideranno?
«È un rafforzamento significativo. Più personale significa aumentare concretamente la capacità di prevenzione, controllo del territorio, attività investigativa e risposta operativa. Ma gli organici sono soltanto una componente della sicurezza. Sarebbe un errore pensare che ogni criticità urbana possa essere risolta aumentando il numero delle pattuglie. Le Forze di polizia devono essere impiegate nelle funzioni che sono loro proprie, non per compensare carenze amministrative o sociali».
Spin Time è un esempio di questo problema?
«È un caso emblematico perché vi convivono almeno quattro dimensioni: legalità, ordine pubblico, sicurezza dell’immobile e disagio abitativo e sociale. Prefettura e Forze di polizia possono garantire la legalità e impedire che situazioni estremamente complesse degenerino. Ma quando termina il problema strettamente legato all’ordine pubblico deve esserci una risposta amministrativa altrettanto efficace. Il punto non è intervenire quando l’emergenza è già esplosa. La vera capacità di governo consiste nell’impedire che problemi urbanistici, abitativi e sociali rimangano irrisolti per anni fino a trasformarsi in questioni di sicurezza».
È qui che vede una criticità nell’azione del Comune?
«È soprattutto un problema di integrazione tra sicurezza pubblica e sicurezza urbana. Sono concetti differenti, ma strettamente collegati. Lo Stato garantisce l’ordine e la sicurezza pubblica. Il Comune ha strumenti decisivi sulla sicurezza urbana: illuminazione, manutenzione, politiche abitative, servizi sociali, riqualificazione, Polizia Locale e recupero delle aree degradate. Oggi vediamo uno sforzo importante dello Stato: il coordinamento della Prefettura, l’attività quotidiana delle Forze di polizia e l’arrivo di 377 nuovi agenti alla Questura rappresentano segnali concreti. A questo sforzo deve però corrispondere una capacità amministrativa altrettanto forte. Non possiamo chiedere alle Forze di polizia di occupare gli spazi lasciati vuoti dalla politica e dall’amministrazione».
Qual è, quindi, la sfida per Roma nei prossimi mesi?
«Passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione strutturale. Significa far dialogare sicurezza, urbanistica, politiche sociali, tecnologia e presidio del territorio. Le Forze di polizia stanno dimostrando professionalità e capacità operativa e la Prefettura sta assicurando una regia fondamentale. Adesso occorre che l’intero sistema istituzionale proceda alla stessa velocità. La sicurezza di una Capitale non si misura soltanto dalla capacità dello Stato di intervenire dopo un fatto. Si misura dalla capacità di tutte le istituzioni di creare le condizioni perché quel fatto non accada. Ed è su questo terreno che Roma deve compiere il prossimo salto di qualità».