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“Welfare criminale”, anziani e giovani disoccupati terreno fertile per la criminalità. Bucci (FI Roma): «Monitoraggio e prevenzione, colmare vuoto dello Stato»

Nel cuore di Roma, tra le difficoltà sociali e le nuove forme di marginalità, emerge un fenomeno che preoccupa istituzioni e cittadini: il cosiddetto “welfare criminale”, ovvero quel sistema parallelo con cui la criminalità cerca di sostituirsi allo Stato offrendo sostegno economico e “opportunità” a giovani e anziani in difficoltà.

Ne abbiamo parlato con Francesco Bucci, dirigente di Forza Italia Roma, da anni impegnato sul territorio romano nei temi della sicurezza e della legalità.

Bucci lancia un allarme chiaro e propone una riflessione profonda: «Quando lo Stato arretra, la criminalità si organizza. È lì che dobbiamo intervenire, prima che il disagio diventi consenso illegale».

Dott. Bucci, cosa intende esattamente con “welfare criminale” e perché lo ritiene un problema urgente per Roma?

«Con “welfare criminale” intendo quel meccanismo per cui organizzazioni illecite si propongono come erogatrici di servizi — siano essi lavoro in nero, “arrotondamenti” per pensionati, sostegno informale a giovani precari — sostituendosi in parte al ruolo pubblico. Ecco perché lo considero urgente: perché colma un vuoto che lo Stato non può permettersi di lasciare e perché crea un modello alternativo di potere che mina la legalità e la coesione sociale».

Quali fasce della popolazione sono maggiormente a rischio e come possiamo intervenire?

«I due segmenti più vulnerabili sono i giovani disoccupati o senza formazione, e gli anziani con pensioni ridotte o che vivono in condizioni economiche fragili. Intervenire significa potenziare percorsi di formazione professionale, incentivi al lavoro legale, tutela concreta degli anziani — e contemporaneamente incrementare i controlli e la presenza delle istituzioni nelle zone periferiche».

Lei ritiene che le istituzioni finora abbiano fallito? Qual è il ruolo della politica?

«Non si tratta di un fallimento totale, ma certamente di una insufficienza. La politica ha il compito di garantire che il sistema di welfare pubblico sia efficace e visibile. Quando l’istituzione non è percepita come presente, il vuoto viene colmato — e spesso male — da chi opera fuori della legge. La politica deve essere vigile, proattiva, e non può limitarsi a un approccio reattivo: serve programmazione, sinergia e visibilità».

Ci sono zone o quartieri di Roma dove questo fenomeno è più forte?

«Sì, pur senza voler stigmatizzare aree o comunità, è chiaro che le periferie e alcuni municipi meno serviti da infrastrutture sociali sono più a rischio. Il problema è che queste zone diventano “terreno fertile” per reti che offrono soluzioni rapide e illegali. È lì che dobbiamo concentrare l’azione: potenziare i servizi, aumentare la presenza delle forze dell’ordine, e dare prospettiva concreta».

Quali misure concrete propone Forza Italia per contrastare il fenomeno?

«Proponiamo tre linee d’azione. Subito un piano straordinario di riqualificazione sociale delle periferie: più centri per i giovani, luoghi e iniziative di formazione, incentivi all’impresa locale. Un protocollo di collaborazione tra Comune, Regione, forze dell’ordine e Terzo Settore per il monitoraggio e l’intervento precoce nei casi di reclutamento di minorenni e vulnerabili. Infine, un inasprimento legislativo e normativo contro l’utilizzo di soggetti fragili nelle reti criminali – per esempio pene più severe, strumenti di protezione per le vittime di reclutamento».

Come si concilia questo approccio con la tutela delle libertà individuali e l’efficacia dello Stato di diritto?

«La tutela delle libertà individuali è prioritaria e non può essere sacrificata, ma uno Stato di diritto forte è anche uno Stato che assicura protezione reale e certezza delle regole. Non è un problema di più repressione fine a sé stessa, ma di garantire che chi è vulnerabile non si trovi prigioniero di un’“offerta” criminale. Libertà e legalità vanno insieme: chi è libero di scegliere non deve trovarsi costretto dall’assenza dello Stato».